Biblioteche di Bologna

Terrorismo in Italia. 1969-1989

Tra il 1969 e 1985, ovvero fra la strage di piazza Fontana, da una parte, e l'omicidio di Ezio Tarantelli dall'altra, l'Italia conosce una vicenda nella quale due diversi terrorismi sovradeterminano la vita politica. Abbiamo da una parte un terrorismo stragista, quello di Piazza Fontana a Milano (1969) e di Piazza della Loggia a Brescia (1974), dell'attentato al treno Italicus (1974), dell'attentato alla stazione di Bologna (1980), dell'attentato di Val di Sambro al treno Napoli-Milano (1984); dall'altra un terrorismo rivoluzionario che ha nelle Brigate Rosse e nei Nuclei armati proletari i gruppi più noti e attivi e nell'attentato al leader democristiano Aldo Moro (1978) l'impresa più ardita e sconvolgente. Ma ciò che conta sottolineare è che mentre il primo è un terrorismo indiscriminato, privo di un reale progetto politico, che non sia la diffusione del panico, ed è riconducibile a movimenti della destra eversiva, il secondo si contraddistingue per la selettività delle sue scelte: un magistrato, un sindacalista, un dirigente industriale, un uomo politico, un giornalista, ecc assunti a rappresentanti istituzionali di quel potere capitalistico oppressivo che esso mira a distruggere. Quello che a tanti anni di distanza e dopo il suo fallimento, può apparire oggi un disegno delirante e insensato mise comunque in grande difficoltà lo stato e le sue istituzioni, dando vita a quegli “anni di piombo” nei quali effettivamente la stabilità dell'ordine democratico fu sottoposta a sfide e urti di eccezionale violenza.

tratto dalla voce “Terrorismo politico”, a cura di Luigi Bonanate, in Il dizionario di politica, Norberto Bobbio, Nicola Matteucci, Gianfranco Pasquino, Torino, UTET libreria, 2004, pp. 980-984.