Il citato capitolo Il tecnico, in cui compare il proto-umarell benniano «uomo con cappello», permette di introdurre qualche elemento di riflessione sulla lingua di Bar Sport. Su tre aspetti linguistici in particolare: gli stravolgimenti di parole e frasi compiuti da parlanti popolari e non troppo istruiti, lo slang bolognese e quelle che in questo libro di Pietro Trifone vengono definite «le inflazionate metafore calcistiche» (p. 155).
Il tecnico da bar protagonista di questo terzo capitolo è al tempo stesso produttore e vittima di «sfondoni linguistici» (Pietro Trifone, Malalingua, p. 12) tipici del parlato.
Vittima perché il suo stesso soprannome viene comunemente storpiato e diventa «tennico».
Produttore perché:
«Il tecnico parla un italiano leggermente modificato. Per fare qualche piccolo esempio, egli fa precedere molti termini da una a: aradio, agratis mi amanca. Usa largamente la g: gangio, gabina. Cita largamente dal latino: sine qua non (siamo qua noi) o fiat lux (faccia lei). Usa verbi al congiuntivo tattico: se me lo dicevaste prima, anderei. Rimpasta termini inglesi: croch (cross), frobil (football). Usa termini innestati, esempio: Janich, il vecchio baluastro della difesa rossoblù (baluastro = baluardo + pilastro)».
Questo brano potrebbe comparire nel libro di Trifone come esempio del linguaggio proprio di opere della tradizione comica che percorre la nostra letteratura. Si tratta di Malalingua quindi, ma della parte “migliore” di essa, come Trifone sottolinea alla fine dell’introduzione al suo volume:
«Con buona pace dei puristi, ormai questi elementi appartengono al mito assai più che alla realtà dello sfondone linguistico. Ecco perché non ho voluto scrivere un libro a senso unico contro la fin troppo bistrattata “malalingua”, anzi ho cercato di riabilitarne alcuni aspetti: non certo le espressioni omologate, e tanto meno l’inglesorum, ma i sani condimenti popolari e regionali che insaporiscono il nostro idioma mediterraneo» (p. 12).
La presenza di Totò sulla copertina del libro di Trifone ci ricorda che in più di un’occasione Benni cita l’espressione «Ma mi faccia il piacere!», resa celebre dal comico napoletano («divinità degli umoristi italiani» lo definisce Benni in Scrittori a Verona, p. 46), come antidoto comico all’eccessiva seriosità e pomposità del linguaggio accademico e, più in generale, al linguaggio del Potere (esemplificato invece dall’odioso «Lei non sa chi sono io!», ibidem).
Pietro Trifone, Malalingua. L'italiano scorretto da Dante a oggi, Bologna, il Mulino, [2007].