La Via Crucis degli ubriachi dipinta in quattordici tele dal pittore Nerone (1975)
La Via Crucis degli ubriachi dipinta in quattordici tele dal pittore Nerone (1975)

«Spesso appariva al bar un po’ alticcio, declamando la Gerusalemme liberata o cantando canzoni napoletane. Se qualcuno gli diceva: “Professore, abbiamo alzato un po’ il gomito”, lui lo guardava severamente negli occhi e diceva: “Non sono ubriaco: sono leggermente euforico per l’ingestione di piccole quantità etiliche. E poi, cos’è un ubriaco?”».

(Il Professore)

 

E da qui partono alcune (troppe) pagine di Divagazioni filosofiche del professor Piscopo dedicate appunto a interrogarsi su cosa sia un ubriaco. Il vino - che nelle fotografie viste in precedenza fa capolino dai tavoli delle vecchie osterie bolognesi - è insieme al caffè la bevanda per eccellenza del bar di Benni. Oltre al Professore, un famoso ubriacone - ma solo fuori dagli orari di lavoro - è il Bovinelli tuttofare che ha l’onore di un racconto a lui dedicato.

Questi due personaggi potrebbero ben figurare in questi dipinti di Nerone, al secolo Sergio Terzi, pittore e scrittore reggiano nato nel 1939 e morto nel 2021, che compone una Via Crucis degli ubriachi. In questa scheda e nella prossima proponiamo la prima e la seconda tela, che potremmo anche narrativamente considerare l’una come conseguenza dell’altra.

 

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La grande sbornia, olio su tela, 200x150 cm.

La Via Crucis degli ubriachi dipinta in quattordici tele dal pittore Nerone, presentazione e racconto di Davide Lajolo, testi di Mario de Micheli, [S.l., s.n., 1975?].

Collocazione: 35. C. 968