«È a questo punto, dilatato enormemente il quoziente di fantasy surreale, che si rende apprezzabile un primo scarto comico. Il lettore, benché invitato a lasciarsi trascinare dalla fluenza straniante del discorso benniano, deve tuttavia essere in grado di attivare meccanismi di referenza diretta alla propria realtà politica e sociale».
(Bruno Pischedda, La fantasia ingorda di Stefano Benni, in Pubblico 1986. Produzione letteraria e mercato culturale, a cura di Vittorio Spinazzola, p. 135-152: 140)
In alcuni casi ne La Compagnia il compito del lettore indicato da Pischedda è in realtà piuttosto semplice. Quando la Tesseraloggia diventa «una specie di secondo cognome» (si badi bene: non di soprannome, i soprannomi sono per i personaggi emarginati) di chiunque abbia un pur minimo ruolo di potere - «Giulio Fimicoli (Tesseraloggia B 036): detto tutto» (Alessandro Baricco, Utopia nonostante la realtà) - è chiaro a tutti che il riferimento diretto è alla Loggia P2. Sulla quale si potrebbero citare decine di testi. Quello che qui vediamo ha la particolarità di essere probabilmente il primo volume dedicato alla vicenda, essendo stato pubblicato nel 1981.
Il caso P2 ebbe anche ripercussioni bolognesi, come riportato del volume Massoni a Bologna, curato dall’Istituto di Studi e Ricerche "Leonida Casali" nel 1989.
L'Italia della P2, Andrea Barberi ... [et al.], Milano, A. Mondadori, 1981.