«Nelle taverne ci si fermava a duellare e a schiaffeggiarsi con i guanti. D’Artagnan sfidava e uccideva tutti quelli che sorprendeva a giocare a flipper, perché il rumore lo mandava in bestia.
In queste taverne, che avevano nomi come “Il Gallo d’oro”, “L’oca irsuta”, “Il Buco del diavolo”, si beveva in coppe pesantissime alte fino a mezzo metro, intarsiate di rubini e zaffiri, con olive gigantesche come cocomeri».(Dal capitolo introduttivo di Bar Sport)
Tra le molte bizzarre incisioni di Giuseppe Maria Mitelli conservate nel Gabinetto Disegni e Stampe della Biblioteca dell’Archiginnasio, si trova anche un ciclo di sei immagini intitolato L’onorata vita del poltrone: sei immagini che raccontano, in tono ironico ma non senza giudizio, la vita di uno sfaccendato nella Bologna del Settecento.
Tutte le incisioni sono accompagnate da un’ottava. Nella seconda immagine della serie, qui riprodotta, si legge: «Ben tardo esce ’l Poltron fuor de la casa | E à l’acqua Vita corre, et al Tabacco». Mitelli sembra mettere in scena, in effetti, una tranche de vie che non sfigurerebbe in Bar Sport: in una locanda, tra bottiglie e tabacchi, un oste, serio e dall’aria scocciata, guarda lontano mentre versa da bere al «poltrone» che, nel frattempo, lo sta annoiando con le sue chiacchiere.
Giuseppe Maria Mitelli, Ben tardo esce 'l Poltron fuor della casa, E à l'acqua Vita corre, et al Tabacco, vuol d'ogn'ampolla..., [Bologna, s.n., 1683], acquaforte, 275x195 mm.