La valigia di Agafia
Dalla miseria fangosa del suo villaggio, dove ha cominciato a lavorare fin dall'infanzia raccogliendo tabacco nelle piantagioni, una ragazza moldava, Agafia, si sottopone a un lavoro massacrante che la porta oltre il cìrcolo polare artico, in una Siberia senza legge e senza dignità, su treni che masticano gelo e violenza. Ma questo è solo l'inizio del viaggio: abusi, pestaggi e tradimenti saranno le prossime fermate. Una fuga disperante, che di orrore in orrore la porta a piedi scalzi su frontiere spinate, per chilometri di attese, di inganni, di sfinimenti. E alla fine, in un'Italia che raccoglie e schiavizza i brandelli rimasti, distogliendo per pudore lo sguardo. Clandestina nel nostro Paese, Agafia impara, insieme alla lingua, l'umiliazione di chi vive senza diritti, senza protezione, e senza tregua. La vita racchiusa in una valigia. Prima a Roma e poi a Bologna, passa le notti nelle stazioni, e i giorni a consumare scarpe in cerca di un lavoro, un rifugio, un letto: un miraggio per cui sarà disposta anche a vendersi