Lo Stranalandese o Osvaldese
Lo Stranalandese o Osvaldese

La lingua che parla Osvaldo è lo Stranalandese o Osvaldese. Osvaldo lo utilizza solamente per fare monologhi, dal momento che con gli animali comunica attraverso l’alfabeto muto. Benni fornisce alcuni esempi di questo idioma, in particolare nel capitolo Lezione di lingua stranalandese. Dobbiamo ipotizzare, anche se non è esplicitamente dichiarato, che anche i proverbi che prevedono i cambiamenti meteorologici sulla base del comportamento del birone - «Animale dal collo lunghissimo» che «Vivendo praticamente con la testa in mezzo alle nuvole, è assai meteoropatico» - siano in stranalandese, anche se ricordano senza dubbio il dialetto siciliano (un solo esempio: «Bironi ghigno mestu / s’apprista timpestu»).

Dell’Osvaldese o Stranalandese che dir si voglia, Benni parla nella più volte citata intervista rilasciata a Fulvio De Nigris:

 

«[De Nigris]: La lingua che si parla a “Stranalandia” è una specie di neolingua?

[Benni]: È solo un divertimento per bambini. Sono quelle contaminazioni di lingue che a me piacciono molto: fare “brillare” un po’ le parole, ritrovare i fonemi e i rumori, come le lingue che c’erano nell’altro mio libro “Terra, terra”. Quella di “Stranalandia” è una lingua che prende in giro il linguaggio dei selvaggi come lo immaginiamo noi occidentali».

(Stefano Benni, I bolognesi oggi vogliono andare in un’isola dove ritrovare le tagliatelle, intervista a cura di Fulvio De Nigris, «Bologna incontri», XVI, gennaio 1985, n. 1, p. 33-36: 33)

 

La lingua ripropone dunque una doppia visione di Osvaldo, uomo di potere portatore di un pregiudizio antropocentrico sulla propria isola, ma “selvaggio” agli occhi degli occidentali, ugualmente offuscati da un altro pregiudizio, quello della propria superiorità rispetto a chi adotta un diverso stile di vita.

La lingua in Stranalandia è dunque fattore di critica sociale, pur mascherata da divertimento per bambini. Base fondante di questa lingua è uno specifico alfabeto. Queste tavole mostrano le lettere e i numeri che Osvaldo utilizza, anche se non è ben chiaro in quali occasioni, dal momento che non ci sono molti esempi di Stranalandese scritto.

Cuniberti disegna lettere e numeri di grande fantasia, che sembrano avere poca somiglianza con i segni grafici dell’alfabeto a cui siamo abituati e ricordano maggiormente una stilizzazione astratta dei disegni di animali che popolano il libro. Nonostante questo, quando incontriamo una scritta in Stranalandese riusciamo miracolosamente a comprenderla.

 

Stefano Benni, Pirro Cuniberti, I meravigliosi animali di Stranalandia, Milano, Feltrinelli, 1984.

Collocazione: CAGLI F. 179