Non sono molti gli interventi critici dedicati alla poesia di Benni. Di Blues in sedici l’autore parla con Goffredo Fofi in Leggere, scrivere, disobbedire, in cui dice di avere sempre letto più poesia che narrativa e che questa raccolta è stata accostata da alcuni critici a Thomas Stearns Eliot, autore da lui molto amato (p. 23).
Parlando di Blues in sedici Benni rivendica di essersi sempre impegnato per mantenere la sua libertà nei confronti dell’industria editoriale, cercando di evitare le etichette e di “sfidare” costantemente il lettore:
«Nel momento in cui il potere riesce a “descriverti” troppo, o gli piaci troppo, io tengo sempre presente il mio lettore e cerco, nei limiti del possibile, di non deluderlo. Non di compiacerlo, anzi di metterlo alla prova, di aver fiducia nella sua intelligenza. Questo vuol dire scrivere Blues in sedici, cioè un libro dove si annulla il comico. Io accetto la sfida di avere un modello di lettore esigente, che coglie le differenze, che se faccio una cazzata dice: “Be’, da te non me l’aspettavo”; ho fiducia che esista, e so che se io perdo lui allora non mi resta che andare in televisione a cercarmi un altro tipo di lettore. [...] Non che non mi interessi l’altro tipo di lettore, ma ancora non ho trovato il modo di arrivare a lui senza fare puttanate; e comunque a me bastano i miei lettori» (ivi, p. 64-65).
Qui è possibile consultare l’indice di Blues in sedici.
Stefano Benni, Blues in sedici. Ballata della città dolente, Milano, Feltrinelli, 1998.
Collocazione: PALMAVERDE POESIA 264
Disponibile anche in formato ebook.