Il verme disicio o barattatore è una fantasiosa invenzione di Benni; l’autore però si ispira ad insetti come l'Anobium punctatum (tarlo) o il Lepisma saccharina (pesciolino d'argento), che si nutrono davvero di cellulosa, colle di origine vegetale o animale, cuoio e pergamena; la loro proliferazione è perciò molto pericolosa per le collezioni della biblioteca.
Il contenimento delle infestazioni è un obiettivo fondamentale per la tutela delle collezioni, soprattutto tramite il controllo di temperatura e umidità relativa che, se mantenute al di sotto di una soglia di sicurezza, causano un rallentamento del ciclo vitale degli insetti fino allo stato di quiescenza (diapausa); in queste condizioni lo sviluppo e la riproduzione di molti insetti si interrompono, e dunque si riduce la loro pericolosità.
Quando però viene individuato un volume già danneggiato, magari in anni lontani, l’intervento di restauro è necessario; ad esempio, nel caso di questo esemplare cinquecentesco, le gallerie scavate dagli anobidi nel cuoio della coperta, nel cartone dei quadranti e nelle carte ne compromettevano la struttura e ne impedivano la consultazione (il volume è consultabile integralmente online, riprodotto prima dell’intervento di restauro). Il servizio di tutela delle collezioni della biblioteca ha progettato il restauro del volume e ne ha affidato l’esecuzione materiale al laboratorio Cartantica di Parma.
L’intervento conservativo si è articolato in diverse fasi:
- spolveratura di carte e coperta;
- scucitura, lavaggio e deacidificazione di prime ed ultime carte;
- smontaggio della coperta, pulitura e reidratazione del cuoio, integrazione delle lacune con inserti in cuoio di capretto;
- integrazione delle lacune nei quadranti in cartone con pasta di cellulosa;
- integrazione delle lacune e risarcimento delle lacerazioni nelle carte;
- ricucitura dei primi ed ultimi fascicoli, tramite prolungamento del filo originale;
- rimontaggio della coperta.
L’integrità materiale e la fruibilità del volume sono state ripristinate, preservando gli elementi originari con cura filologica; si tratta di un risultato eccezionale, viste le condizioni dell’esemplare prima del restauro, ma le parole e i segni grafici divorati dall’ospite minuscolo e vorace sono per sempre perduti.
Officium beate Marie Virginis, [Venetiis, in officina Francisci Marcolini, 1545].
La legatura dell’esemplare è descritta nella sezione delle Legature storiche dell'Archiginnasio.