Michele Scoto, mago e ghiottone a Bologna
Michele Scoto, mago e ghiottone a Bologna

«Il diavolo si rimboccò la coda nei calzoni ed emise un gemito.
– Ho fatto parte dei Licanthropes, setta diabolica che si riunisce ogni venerdì notte al Père Lachaise, tomba di Delacroix – dice Ouralphe. – E so che c’è una regola che dice:


Se il diavolo viene e si addormenta 
Per dieci anni poi non ti tormenta


– Ha ragione, diabolico individuo – dice il diavolo alzandosi a fatica – lei mi ha sedotto, stregato, farcito di proteine e zuccheri. Tornerò tra dieci anni».

(Il più grande cuoco di Francia)

 

L’immagine di Ouralphe, maestro dell’arte culinaria, che riesce (forse) a ingannare il Diavolo e a guadagnare dieci anni di vita, fa tornare alla mente una vecchia storia avvenuta, si racconta, proprio qui a Bologna. Iacopo (o Jacomo) della Lana, bolognese, è stato tra i primi, all’inizio del Trecento, a riconoscere il valore della Divina Commedia di Dante e a commentarla, per intero, nel dialetto emiliano dell’epoca. Annotando i vv. 115-116 del canto XX dell’Inferno, scrive:

 

«Qui fa menzione di Michele Scotto quale fu indovino dell'Imperatore Federico; ebbe molto per mano l’arte magica, sì la parte delle coniurazioni come eziandìo quella delle imagini; del quale si ragiona ch’essendo in Bologna, e usando con gentili uomini e cavalieri, e mangiando come s'usa tra essi in brigata a casa l'uno dell'altro, quando venìa la volta a lui d'apparecchiare, mai non facea fare alcuna cosa di cucina in casa, ma avea spiriti a suo comandamento, che li facea levare lo lesso dalla cucina dello re di Francia, lo rosto di quella del re d'Inghilterra, le tramesse di quella del re di Cicilia, lo pane d’un luogo, e ’l vino d’un altro, confetti e frutta là onde li piacea».


Michele Scoto ebbe in effetti a lungo fama di mago, astrologo e negromante. A lui sono attribuite – al di là dei trattati scientifici che scrisse effettivamente, o che tradusse dall’arabo alla corte di Federico II – numerose opere di questo genere. Tra i fondi della Biblioteca dell’Archiginnasio se ne trovano alcune: la Pretiosa margarita nouella de thesauro, ac pretiosissimo philosophorum lapide, sorta di antologia di auctoritates medievali a tema magico-scientifico, e l’opuscolo De secretis Naturae, la cui pagina iniziale è riprodotta qui a fianco.

 

Michele Scoto, De secretis naturae, in Alberto Magno, De secretis mulierum libellus, scholiis auctus, & a mendis repurgatus. Eiusdem de virtutibus herbarum, lapidum, & animalium quorundam libellus. Item de mirabilibus mundi, ac de quibusdam effectibus causatis a quibusdam animalibus, &c. Adiecimus & ob materiae similitudinem Michaelis Scoti philosophi, de secretis naturae opusculum. Cum indice locupletissimo, Lione, apud Anthonium de Harsy, 1598.

Collocazione: 10. GG. VI. 30