Ouralphe, come abbiamo visto nella scheda precedente, nel finale del racconto cita la tomba di Eugène Delacroix come luogo di incontro di una setta di esperti in questioni diaboliche. Non ci sorprende quindi questo quadro del pittore francese, che rappresenta quello che è forse il più famoso incontro letterario fra un essere umano e il signore degli inferi, durante il quale il Dottor Faust stringe il suo patto col Diavolo.
Questa immagine proviene dalla prima edizione di La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica di Mario Praz, datata 1930. Più di 40 anni dopo il grande studioso pubblicò Il patto col serpente. Paralipomeni di La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica, la cui copertina propone un quadro di Hans Baldung Grien che l’autore descrive nella Prefazione:
«Secondo sant’Agostino L’Orgoglio e l’Invidia sono i due supremi pecccati capitali. L’invidia fu il peccato di Adamo, ma fu l’orgoglio a perdere Eva. Ed ecco come si articola il patto: l’orgoglio (Eva) conduce al peccato (il serpente) che conduce alla morte (lo scheletro) che mena all’inferno (il piede biforcuto)» (ivi, p. 7-8).
Ma non c’è disperazione in Eva:
«Quel che più lascia sbigottiti è l’espressione del volto della donna, non di terrore [...], non di angoscia [...]; ma anzi di sicurezza e di soddisfazione, come fosse entrata in possesso d’un bene agognato» (ivi, p. 7).
Forse l’accostamento è azzardato, come in questo quadro o nella vicenda di Faust, anche l’incontro fra lo chef Ouralphe - che a orgoglio e invidia assomma qualche altro peccato minore, ma non quello di gola - e il Diavolo, lui sì ghiottone, si conclude con un risultato incerto. Arrivati all’ultima riga del racconto, rimane il dubbio su chi sia uscito vincitore dalla sfida.
Mario Praz, La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica, Milano-Roma, La cultura, stampa 1930.