«Una mattina presto stavo pescando nel fiume di Sompazzo quando sentii alle mie spalle un fragore impressionante. Vidi gli alberi tremare e gli uccelli fuggire. Poi uno scoppio e più nulla. Attraversai l’argine e mi apparve una creatura singolare: un barilotto di metallo con un nasone da talpa e due braccini snodabili con catarifrangente. Stava prendendo a calci un disco volante e con voce irosa gridava più o meno così:
– Zukunnuk dastrunavi baghazzaz minkemullu mekkanikuz!»(Il marziano innamorato)
La storia degli UFO in Italia è, forse, più lunga di quanto si pensi. È da poco finita la Seconda Guerra Mondiale, la penisola sta ancora facendo i conti con le macerie, la dittatura, i suoi morti – e forse non è un caso – quando i dischi volanti arrivano nell’immaginario collettivo e nei cieli italiani.
Vari sono i percorsi che la Biblioteca dell’Archiginnasio offre ai suoi utenti per esplorare questo fenomeno peculiare. Il più diretto è senz’altro quello di andare a recuperare riviste e quotidiani d’epoca, come la bella immagine de «La Domenica del Corriere» qui a fianco, pubblicata il 14 novembre 1954. Una contadina, sulle colline nei dintorni di Arezzo, racconta di aver visto due alieni «che somigliavano ai nani di Biancaneve e parlavano un linguaggio incomprensibile», ci spiega il trafiletto che accompagna l’illustrazione.
La protagonista di questo strano incontro – scrive ancora, non senza una punta di giudizio, il giornalista – «giura, come i protagonisti di analoghi casi attribuibili ad autosuggestione, che la incredibile storia è vera dalla a alla zeta».
Al protagonista del racconto di Stefano Benni, forse, non sarebbe andata diversamente.
«La Domenica del Corriere. Supplemento illustrato del Corriere d'informazione», 14 novembre 1954.