Gualtiero Fabbri, Al cinematografo (1907)
Gualtiero Fabbri, Al cinematografo (1907)

Nella gallery documentaria dedicata a Bar Sport abbiamo colpevolmente trascurato il racconto Il cinema Sagittario. È tempo di colmare questa lacuna approfittando di un racconto parallelo a quello appena citato e presente in Il bar sotto il mare. Il titolo è Il pornosabato dello Splendor. In entrambe le storie non viene celebrato tanto il cinema come forma d’arte, ma la frequentazione delle sale cinematografiche, gli episodi divertenti che vi possono accadere, il microcosmo che si viene a creare durante le proiezioni. Ma se Benni racconta la vita delle sale cinematografiche nel momento del loro massimo splendore, con il breve romanzo di cui vediamo a fianco la copertina risaliamo a un’epoca pionieristica dello spettacolo cinematografico. Al cinematografo di Gualtiero Fabbri esce infatti nel 1907. Non solo l’edizione originale è di difficile reperibilità, ma il testo è citato in pochissime bibliografie dedicate ai primordi del cinema, perché è stato «dimenticato per decenni» nonostante possa essere definito com un «“incunabolo” della narrativa d’ispirazione cinematografica» (Sergio Raffaelli, Un pioniere, in Gualtiero Fabbri, Al cinematografo, p. 81-105: 92).

Siamo quindi di fronte a uno dei primi, se non il primo testo narrativo ambientato all’interno di una sala cinematografica. L’autore, Gualtiero Fabbri, «nacque a Bologna nel 1861 da ragguardevole famiglia romagnola» (ivi, p. 82), anche se spese gran parte della sua attività di promotore della settima arte fra Milano e Torino (dopo un lungo soggiorno statunitense). Il racconto ha un evidente intento promozionale, essendo stato composto per un concorso indetto da Pietro Tonini (sua la pagina di presentazione dell’edizione del 1907), che possedeva alcune sale cinematografiche e avvertiva l’esigenza di attirare spettatori “educandoli” alla fruizione dello spettacolo cinematografico, esaltandone la novità e i pregi. La descrizione che Fabbri fa della sala cinematografica è sorprendentemente simile a quelle che Benni proporrà decenni dopo. In entrambi i casi ci sono bambini e ragazzini che danno fastidio, amanti che approfittano del buio, giovani malintenzionati che ugualmente si avvalgono dell’oscurità per sottrarre un portafoglio o palpeggiare un’avvenente ragazza. E c’è la mescolanza delle classi sociali, il gentiluomo che si trova a fianco dell’operaio, la servetta che viene presa di mira dallo studente.

Un mondo ormai quasi scomparso, del quale Fabbri ha narrato gli albori e Benni il tramonto. Anche per questo nelle sue pagine manca quell’ottimistico intento educativo che pervadeva invece il racconto del 1907, in cui,  assistendo a una proiezione, un giovane poco di buono «è stato un novello Innominato: si è convertito dalla mala alla buona vita, merito tutto del cinematografo» (p. 63). In Benni queste parole avrebbero assunto un sapore ironico del tutto assente nell’opera di Fabbri.

Il volume qui presentato è una riproduzione facsimilare dell’edizione del 1907, quindi ha l’ulteriore curiosità di proporre anche le pagine pubblicitarie che corredavano quell’esile libretto.

Sull’autore si veda Gualtiero Fabbri pioniere sommerso del cinema, tra pellicola e digitale, a cura di Rino Caputo e Mirella Zecchini Busetto.

 

Gualtiero Fabbri, Al cinematografo, a cura di Sergio Raffaelli, rist. anastatica, Roma, Associazione italiana per le ricerche di storia del cinema ; Bologna, Persiani, 2012.

Collocazione: ARPE-BO B. 8198