«Sulla strada incontrò un vecchio woorogoro.
- Shimì woro, ti piace? - disse l’oogoro - guarda, ti piace la mia shammizé?
- Woof - disse l’orogoro - stupido come uno tsezehé! Non vedi che quella che tieni tra le braccia è la woolanda?
Alla luce della luna l’oogoro guardò bene, vide il suo errore e se ne andò tzuke shimite no shimé, triste come chi ha perso il nome delle cose».
(Shimizé)
Ancora un racconto in cui Benni gioca con la lingua, innestando un lessico inventato sulla struttura sintattica e grammaticale della lingua italiana. Ma più che l’invenzione il tema della breve narrazione è la confusione linguistica, la difficoltà di intendersi, spesso anche fra parlanti dello stesso idioma. La ricerca della lingua perfetta nella cultura europea è un testo in cui Umberto Eco prende in rassegna tutti i tentativi con cui l’uomo ha cercato di costruire un modo di comunicare universale, che permettesse di superare le differenze linguistiche delle varie comunità di parlanti. Fra i molti esempi Eco cita brevemente quello di Giuseppe Matraja, che nel 1831 pubblica il volume Genigrafia italiana, in cui cerca di costruirire una lingua in cui le parole sono sostituite da combinazioni di lettere e cifre che dovrebbero permettere di tradurre in maniera univoca tutte le lingue. Il metodo di Matraja, dice Eco, «è casuale e faticoso» (p. 327) e i risultati scarsi, ma la trascrizione del Pater noster che si scorge nella tavola a fianco mantiene un certo fascino e ispira curiosità.
Che la proposta di Matraja non abbia attecchito è dimostrato dal fatto che la parola «genigrafia» rimane assente dai principali dizionari otto-novecenteschi. Regaliamo quindi ancora qualche riga all’autore di quest’opera, per vedere come la spiega Esposizione sommaria della genicographia che apre il volume (p. 1-3):
«La parola greca Genico-graphia, e da questa sincopata Genigrafia spiega esattamente l’ogetto che qui si propone; perché tradotta all’italiano dice = Scrittura generale; cioè = modo di scrivere generalmente, senza relazione agli idiomi» (p. 1).
Del lavoro di Matraja parlano anche Paolo Albani e Berlinghiero Buonarroti in Aga magéra difúra. Dizionario delle lingue immaginarie (p. 160-161) definendolo come un progetto ascrivibile al campo delle «lingue numeriche».
Francesco Giovanni Giuseppe Matraja, Genigrafia italiana. Nuovo metodo di scrivere quest'idioma affinchè riesca identicamente leggibile in tutti gli altri del mondo, Lucca, dalla Tipografia genigrafica, 1831.
Il testo è integralmente consultabile online.