Moby Dick
Moby Dick

«E infatti il mare ribollì e si aprì e proprio davanti a noi spuntò la testa di Matu-Maloa. Era il più grosso capodoglio che avessi mai visto, almeno duecento piedi. Aveva la testa grigia e rossastra piena di tagli e protuberanze, una vera montagna tormentata, e la mandibola avrebbe potuto tagliare la nave in due come una forbice».

(Matu-Maloa)

 

Il modello, mai nominato ma ineludibile, di Matu Maloa è, ovviamente, Moby Dick. Però al contrario: non è Charlemont/Achab che caccia il mostro, ma viceversa, e la caccia non è mossa da odio o vendetta, ma dall’amore.
Il romanzo di Melville è in effetti uno di quei libri che possono davvero essere definiti un ‘classico moderno’ e quello di Benni non è l’unico testo che, in maniera più o meno fedele, ne prende ispirazione. Anche tra i fondi della Biblioteca dell’Archiginnasio si trovano molte opere ispirate, in vario modo, a Moby Dick. Si possono nominare due versioni a fumetti, una con personaggi umani (si veda qui la copertina), un’altra con protagonista Paperino (qui potete vedere la copertina e la prima tavola); una riduzione per bambini,  ma anche un articolo scientifico intitolato Le balene di Melville.
Infine proponiamo un libretto d’artista, Fortunato: congetture su Moby Dick, a cura di Gilberto Madioni, da cui è stata tratta l’immagine qui a fianco, dal titolo La caccia.

 

Fortunato: congetture su Moby Dick,  a cura di Gilberto Madioni, Piancastagnaio, Comune; [Roma], Italarte, [2005].

Collocazione: 35. C. 1104