«- Achille Lanzarini
fa tirar tutti i camini
ma Lanzarini Agnese
fa tirar tutto il paese.
[...]
Ettore Baldi
tutte le notti fa i cornetti caldi
lui ne fa cento
e altri due glieli fa Fiorenzo».
(Achille e Ettore)
La disfida a colpi di insulti fra i due ex amici si apre con due quartine in versi che vanno a offendere le rispettive mogli. La scelta di Benni non è un caso ma un esempio di come ogni racconto si ritrovi a giocare con una o più tradizioni letterarie: prima di arrivare a un duello degno dell’epica, le prime schermaglie possono infatti essere inserite nel ricco filone delle tenzoni poetiche, aspre o scherzose che siano. Dalla poesia trecentesca ai dissing dell’hip hop, gli insulti in rima non si contano. E le povere consorti dei poeti sono state spesso il bersaglio delle cattiverie, come dimostra il dissidio - in realtà non reale ma tutto letterario - forse più famoso di tutti, quello fra Dante e Forese Donati:
«I primi interpreti della tenzone [...] d’accordo hanno visto in questo sonetto l’intenzione di scherzare con frasi a doppio senso sulla sventurata Nella, verso la quale Forese non compie i suoi doveri di marito».
(Michele Barbi, La tenzone di Dante con Forese, p. 11. Dello stesso autore si veda anche Ancora della tenzone di Dante con Forese)
L’incisione dell’incontro fra il poeta e l’amico (Purg., XXIII) è di Gustave Doré, tratta da:
Dante Alighieri, La Divina Commedia. Vol. 2: Purgatorio, illustrata da Gustavo Doré e dichiarata con note tratte dai migliori commenti per cura di Eugenio Camerini, Milano, Sonzogno, 1869.