L'albatros poeta
L'albatros poeta

L’albatros poeta

Aligiganto princinuvolo

Animale cui la natura ha riservato una ben strana sorte. Quando vola [...] è bellissimo, regale, slanciato. L’aria è il suo regno. A terra [...] è goffo, impacciato, ha difficoltà a muoversi. Perciò se vedete un albatros poeta, attenzione: non deridetelo se è brutto e goffo. Forse è capace di volare là dove voi non arriverete mai, e diventare bellissimo».

 

Sulla scorta delle Rime del vecchio marinaio di Samuel Coleridge, di cui la Biblioteca dell’Archiginnasio possiede, tra le altre, un’edizione illustrata da Gustave Doré (qui la bellissima incisione dell’uccisione dell’animale) l’albatros è diventato uno degli animali più letterari della cultura europea.
La figura dell’albatros poeta che viene ritratta da Benni nella sua Stranalandia, però, dipende più direttamente da una poesia di Charles Baudelaire – qui riprodotta nella prima edizione italiana, con una traduzione in prosa di Riccardo Sonzogno.
Se però il decadentista francese, lamentando la propria condizione, scrive di sentirsi simile all’albatros, Benni, con la sua solita, affilata ironia verso un certo tipo di scrittori, commenta:

 

«Ci sono albatros che non hanno mai volato in vita loro, vivono benissimo a terra e sospirano: “Ah, solo quando mi innalzo lassù mi sento vero". In realtà passano tutto il loro tempo a mangiare e a far salotto tra loro».

 

Charles Baudelaire, I fiori del male, prima traduzione italiana in prosa di Riccardo Sonzogno, Milano, Sonzogno, [18..?].

Collocazione: GORETTI D. 48