La lista di Violetta
dagli 11 anni
Jamie Bender, Edzo Bierema, Matthis Bouwhuis sono i primi tre nomi di una lista di ventuno. Ci racconta Violetta che sono i nomi dei suoi compagni di classe: compagni e compagne, dice sempre Violetta, strani, a differenza di lei che è molto normale.
Violetta fa fatica a parlare con le altre persone, per questo incontra regolarmente una psicologa che le suggerisce esercizi per superare questa difficoltà nelle relazioni e nei contatti. Le chiede anche, durante una seduta, di tenere un diario in cui scrivere raccontando tutti gli incontri che ha, narrando come si sente, appuntando i dialoghi e le sensazioni che prova.
È questo il motivo per cui Violetta stila la lista e decide che si sforzerà di giocare con tutti i bambini e le bambine presenti nell’elenco, che riporterà dettagliatamente quegli incontri nel quaderno e che spunterà dalla sfilza di nomi un compagno alla volta fino ad arrivare in fondo. Così noi lettori e lettrici iniziamo a sbirciare nei quaderni, a leggere dell’andamento dei pomeriggi di gioco e ci stupiamo di tutto quello che succede: di come Violetta e Xio salvino un bambino che sta rischiando di finire sotto a un treno e di come i giornalisti vogliano intervistarle, di come con Nonetta scoprano in una fattoria dei dodo sopravvissuti all’estinzione, di come con Jenny trovino fra le carote una fede nuziale perduta da molto tempo. E davvero, leggendo, non ci sembra proprio che Violetta abbia tutte le difficoltà che la psicologa le attribuisce e pensiamo anche che tutti quegli esercizi (parlare col postino, parlare con la signora della reception) siano completamente inutili.
Fino alle ultime pagine non sappiamo se la nostra sensazione sia giusta o meno.