Dopo averlo più volte evocato - prima con l’articolo sul Bar Otello, poi parlando del tecnico, infine entrando col ciclismo in ambito sportivo - è giunto il momento di fare scendere in campo l’argomento principe delle discussioni da bar: il calcio. Che in Bar Sport è protagonista soprattutto in Viva Piva! e La trasferta, oltre che ne Il tecnico, ma si ritrova spesso in altri articoli di Benni pubblicati in quegli anni sui giornali.
L’interesse dell’autore è spesso puntato, anche in diverse interviste, sul linguaggio utilizzato dai media - e replicato o scimmiottato dai tifosi - per parlare di calcio. Un linguaggio infarcito di frasi fatte, luoghi comuni e inglesismi usati gratuitamente che se nella vita reale è spesso specchio di banalità e pochezza di pensiero - e chiaramente il mondo del calcio è un esempio per parlare anche di altri settori della comunicazione - in letteratura può diventare fonte di invenzioni e ironia. Basti pensare al famoso e assurdo finale del racconto La trasferta: «Erano le tre di notte. Il Bologna perse sei a zero dopo essere stato lungamente in vantaggio».
Il libro che qui vediamo ha volutamente per titolo una delle tante espressioni “consunte” del linguaggio calcistico - come dice il sottotitolo i racconti andranno a giocare proprio su questi luoghi comuni - e contiene una riflessione di Benni su questi temi, intitolata 91° minuto (p. 149-151):
«Il luogo comune è ciò di cui non posso fare a meno. Lo derido, ma lo cerco, lo detesto e lo desidero, senza di lui non posso usare l’ironia. È il mio pane maledetto, la mia acqua velenosa. E qualche volta anche io ci casco dentro.
Il linguaggio del calcio è la più grande fabbrica di luoghi comuni del mondo, insieme alla politica e al porno. Una volta mi appassionava di più. Era l’unico linguaggio veramente trans-generazionale, interclassista e alla portata di quasi tutti. [...] Ora mi sono stancato. Troppa isteria, troppi atteggiamenti divistici, troppo riciclaggio di soldi sporchi, troppe tifoserie feroci, troppi calcioni e poco genio. Il luogo comune ha bisogno di un teatro e di un pubblico adeguato. Un grande attore può fare il guitto, un mediocre attore no» (p. 149).
Sono parole del 2015. Da Bar Sport, in cui lo sport aveva generato momenti di comicità e ironia, sono passati quasi 40 anni e sul linguaggio calcistico, sembra dirci Benni, si può solo ragionare in negativo, non più utilizzarlo per narrare.
Hanno deciso gli episodi. 20 racconti sul calcio e i suoi luoghi comuni, a cura di Paolo Soglia, Bologna, Pendragon, 2015.