Il Caffè - inteso come esercizio pubblico in cui ci si reca a consumare questa bevanda - è diventato dal XVIII secolo in avanti, in Europa, simbolo di vita sociale e luogo elettivo di discussione intelligente e libera da censure. Per questo motivo la parola «Caffè» si ritrova in moltissime testate di riviste, a partire da quella forse più famosa, «Il caffè ossia Brevi e varii discorsi distribuiti in fogli periodici», fondata dai fratelli Pietro e Alessandro Verri a Milano e pubblicata dal 1764 al 1766.
Anche Bologna ha avuto il suo periodico intitolato alla bottega del caffè, uscito prima nel 1825 poi ripreso negli anni 1839-1842: «Notizie teatrali, bibliografiche e urbane ossia il caffè di Petronio», poi divenato «Il Caffè di Petronio. Notizie artistiche letterarie ed urbane».
Il dialogo che nel primo numero pubblicato presenta il giornale al pubblico, spiega che Petronio è il caffettiere veneziano, da poco giunto a Bologna, che in virtù del suo mestiere ne ha viste molte e molte ne ha da raccontare: «in te la mé vita delle storiele da contar ghe n’ho guadagnà assae, ma dei bezzi pocheti» (p. 2). Il nome del personaggio richiama naturalmente quello del Santo Patrono della città. Si sottolinea quindi con queste parole come il caffè sia il luogo migliore per avere le notizie, sia perché vi ferve la discussione, sia perché vi si trovano, appunto, tutti i giornali della città, a cui si andrebbe ad aggiungere questo nuovo nato.
In realtà, i dialoganti cercano, invano, di sconsigliare il signor Eusebio, giornalista, a intraprendere l’impresa di stampare un’ennesima nuova pubblicazione periodica, perché ce ne sono già troppe e perché - come dice il francese Monsù Decina proponendo una polemica che evidentemente non è solo dei giorni nostri - «L’Italia est un tres beau pays, mais qui non legge guère» (ibidem).
«Notizie teatrali, bibliografiche e urbane ossia il caffe di Petronio», 1825.
«Il Caffè di Petronio. Notizie artistiche letterarie ed urbane», 1839-1842.