REPORT N. 111 - MILLE GRU di Yasunari Kawabata

Mercoledì 6 maggio 2026, ore 17.00
CXI incontro del Gruppo di Lettura Leggerezza

  Tra invadenti cadaveri e viventi con l’incombente senso della morte, si dispiega per ogni pagina di questo libro la cerimonia del tè, prevalente su qualunque altra esigenza o sofferenza umana.
  Romanzo di contrasti, fuori dalla realtà, suggerisce molto più di quanto dice, dunque non è sempre facile la fruizione di una scrittura tutta simbolica, dal ritmo lento, in cui si dovrà scavare per tentare di trovare un senso agli eventi. Manca la fabula, una storia di senso compiuto; vi si trova un passato ossessivamente presente che non ci si scrolla mai di dosso; tutto resta come sospeso, e l’autore non si cura di offrire chiarimenti o soluzioni. Rimane una sensazione di ansietà, di apprensione, quasi di inconcludenza; tutto è suggerito, non detto. Lo stile minimalista non sempre è funzionale alla comprensione, ancorché tanto delicato nei colori, elegante sul piano dell’estetica.
  Nei brevi cenni alla faccenda di fondo, di un matrimonio da combinare da parte di un’ambigua mediatrice senza scrupoli, con qualche scheletro nell’armadio (sic!) ed un ruolo nient’affatto estraneo agli interessati, compaiono dei giovani irrisolti e totalmente sottomessi alle usanze; gli uomini inconcludenti, completamente gestiti e manipolati dalle donne, a loro volta piuttosto confuse e sottoposte ai dettami dei costumi, quando non drammaticamente ad essi sacrificate.
  Non c’è un solo personaggio che spicchi il volo, che riesca ad andare oltre la propria esistenza limitata da dubbi e pulsioni sopite, insignificanti al confronto con il gran racconto armonico o gli altri aspetti misteriosi dell’antichissima civiltà giapponese; protagonista unica resta la tradizione, fatta di religiosi oggetti, di gesti millenari come le tazze conservate per generazioni, di significati nascosti eppure quotidiani, di pratiche tramandate di padre in figlio. Come le amanti, in questo caso. Le azioni dei personaggi, che siano pulsioni amorose o atti di autodistruzione, sono evidentemente secondarie e spesso irrisolte, sottomesse alla grande metafora della vita, che non richiede approvazioni o condanne da chi si muove in una cultura che si colloca comunque ben al di là della sua precaria esistenza.
  Ancora più lontani noi lettori, occidentali del ventunesimo secolo, di un’opera scritta a metà del Novecento. Dalla perplessità all’ardente approvazione spaziando i giudizi del Gruppo - dall’ammirazione appassionata: un capolavoro, al completo rifiuto: un libro inutile, nessuna emozione – si approda infine all’enorme differenza con la cultura cinese, orientata prevalentemente all’impegno e al risultato. La considerazione, invece, totalmente condivisa è che si tratti di un’opera perfettamente adatta al teatro.
  Termine dell'incontro alle ore 18,45.

 

Per l’appuntamento di mercoledì 3 giugno 2026 alle ore 17:00 si leggerà:
Le notti bianche di Fëdor Dostoevskij

Per l’appuntamento di mercoledì 7 ottobre 2026 alle ore 17:00 si leggerà:
La guerra dei mondi di H.G. Wells

Sofia Iaccarino