REPORT N. 109 - CRONORIFUGIO di Georgi Gospodinov

Mercoledì 4 marzo 2026, ore 17.00
CIX incontro del Gruppo di Lettura Leggerezza

  E ancora una volta siamo di fronte ad un libro ridondante, disorganico, senza dubbio originale ma troppo dispersivo, prolisso su argomenti e situazioni, comunque impossibile da incasellare in un genere letterario codificato. Vi si trova di tutto, dalla filosofia alla storia, dall’intimità di certi sentimenti e relazioni all’analisi sociologica, fino a singolari proposte introspettive.
  Il non facile presupposto iniziale - la malattia di Alzheimer - dà la stura ad una narrazione incentrata sulla vecchiaia che risulterebbe davvero interessante ed efficace se non si disperdesse poi in mille rivoli di digressioni minuziose, superflue quanto pesanti. L’idea di istituire terapeutiche cliniche della memoria – i rifugi del tempo - sarebbe stata suggestiva e anche ben resa, se non sfociasse poi in quell’utopico referendum sulla scelta del decennio del ‘900 da restaurare in ciascuno degli Stati d’Europa, diventando un’interminabile esposizione di personaggi e situazioni abnormi, uno zibaldone incomprensibile, frammentario oltre che irrilevante. Particolarmente straripante e confusa risulta l’analisi delle posizioni sociali e delle scelte derivanti dalla storia della patria di Gospodinov, la Bulgaria, piuttosto sconosciuta alla più diffusa cultura europea.
  Protagonista dell’opera è l’Io ipertrofico dell’autore, emergente subito dalle note di chiusura dei primi capitoli, ma alleggerito dal suo alter ego Gaustin, che, al di là della funzione di ricercatore medico e di gran lunga il più concreto dei due elementi, alla fine soccombe alla debordante supremazia dell’altro. Il flusso di pensiero dello scrittore, benché in delirio di autocompiacimento, con la frequente ostentazione di citazioni colte, evolve però in una scrittura bellissima, libera e a tratti poetica, visionaria e profonda quando si sofferma sul valore del tempo e della memoria, che sono le vere tematiche del libro. Prevale senza dubbio la chiave filosofica quando si sofferma sul valore del passato, che in conclusione sarebbe meglio abbandonare.
  “Nessun tempo ti appartiene, nessun posto è tuo. Quello che cerchi non ti cerca, quello che sogni non ti sogna. Sai che qualcosa è stata tua in un altro posto e in un altro tempo, per questo attraversi sempre le stanze e i giorni passati. Ma, se sei nel posto giusto, il tempo è un altro. Se sei nel tempo giusto, il posto è diverso. Incurabile.”
  Nessuno trova salvezza nel passato.
  Quello che resta alla fine al lettore è un senso di tristezza diffusa, di ironia triste ma autentica.
  Termine dell'incontro alle ore 18,45.

Per l’appuntamento di mercoledì 1 aprile 2026 alle ore 17:00 si leggerà:
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Per l’appuntamento di mercoledì 6 maggio 2026 alle ore 17:00 si leggerà:
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Sofia Iaccarino