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Eventi / Serie “Nuove cattedrali” 2014 – 2017 di Daniele Sasson

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Serie “Nuove cattedrali” 2014 – 2017 di Daniele Sasson

Mostra fotografica Le Nuove cattedrali di Daniele Sasson


L’archeologia industriale di fabbriche dismesse, discariche ove, come in un moderno cimitero di elefanti, giacciono arrugginiti scheletri di macchine e macchinari, bidoni dell’immondizia stracolmi e circondati da poltrone sdrucite, vecchi televisori dallo schermo rotto, sanitari sbreccati. Ossa di oggetti, memorie sbiadite, frammenti che s’adagiano sulla battigia dopo tempeste e naufragi, segni di una vita e di una umanità trascorsa. Lacerti banali indegni di uno sguardo, di un pensiero, di una attenzione per quanto minima e fuggevole. Ecco, però, che lo sguardo di Daniele Sasson, passa curioso, si sofferma, si posa con ironica pietas; e come per incanto, grazie alla magia dell’arte, quei cadaveri grigi si animano, si colorano, divengono belli, di nuovo utili. Di una utilità che non è più legata alla loro primigenia funzione, bensì del tutto nuova, estetica. Quello che è inutile diventa bello e quindi ancora utile, ma perché questo miracolo di resurrezione accada necessita di un demiurgo magnanimo, di un mago pietoso che si fermi, si attardi di fronte ad oggetti e luoghi ormai disusati, ignorati dalla folla e li indichi, vi ponga il suo policromo e brillante accento, come a dire: “ecco, vedete, loro sono stati la nostra storia, il nostro mondo, il nostro vivere quotidiano e perciò non possiamo ignorarli e non dobbiamo trascinarli nell’oblio della discarica”. Lo stesso grido e lo stesso messaggio del cortometraggio di Pasolini, “che cosa sono le nuvole”, drammatico e struggente apologo sulla civiltà consumistica, che trita e macina al contempo, cose, luoghi e persone, togliendo loro la dignità delle emozioni, l’anima, la storia. Ecco, siffatto straniante processo di oblio può essere combattuto e sconfitto, con la ricerca e la rappresentazione artistica del bello. Come una nuova linfa vitale, i colori di Sasson entrano nelle vene e nelle arterie di scarti corrosi e derelitti, donando loro dignità d’arte. Questo, a mio avviso, è processo al contempo estetico ed etico, una arte che non teme di vedere il mondo come è, ma anzi con una pulsione fortemente politica (lo stile di Sasson, così legato alla pop art ed ai media, ne denuncia una matrice anni Settanta) tenta di cambiarlo. Gli oggetti ed i luoghi rifiutati tornano protagonisti, la pietra scartata dai costruttori, per citare il Vangelo di Marco, diviene testata d’angolo.

Piergiacomo Petrioli

 

Quando

Dal 20 Novembre 2017 al 19 Gennaio 2018
mostra visitabile negli orari della Biblioteca

Informazioni

Biblioteca Roberto Ruffilli

Tel. 051 - 2197122



Ingresso libero
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bus 27, 14, 25, 19
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