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Area stampa / Notizie / Un nuovo busto di Giosue Carducci nella casa-museo

Fra i busti raffiguranti Carducci, meritano particolare attenzione quelli modellati da Tullo Golfarelli (1853-1928), rinomato artista cesenate ma bolognese di adozione, poiché a Bologna ha realizzato (specie per il cimitero della Certosa) le opere sue a carattere monumentale e celebrativo più famose. Il rapporto di stima e amicizia con Carducci risale al marzo 1879. E proprio a Tullo la famiglia del poeta affiderà il compito di imprimere nella creta il volto di Giosue defunto. Quanto ai busti eseguiti da lui, l'Albo carducciano (1909), ne esibisce tre, a p. 27. Del primo, inaugurato il 9 gennaio 1906 nell'Aula Magna dell'Ateneo di Bologna, furono fuse in bronzo alcune copie (quella esposta presso la Biblioteca Ariostea di Ferrara, quella nell'atrio del Palazzo del Governo di San Marino, quella donata all'avv. Bolaffio oggi in Casa Carducci e quella, infine, conservata presso l'ex ufficio del consigliere Carducci in Palazzo d'Accursio). Del secondo busto, in bronzo, donato da Golfarelli al Comune di Bologna nel 1902 ed esposto nella Sala Consigliare per la commemorazione di Carducci (1907) non si hanno più notizie, ma un esemplare in gesso molto simile a questo è stato scoperto presso la bolognese Accademia di Belle Arti, dove Golfarelli ha insegnato (vedi la tesi di laurea di Paola Borri sull'opera, in lettura presso Casa Carducci). In merito al terzo, eseguito dallo scultore, come si evince dall'Albo, nel 1908, la Biblioteca dell'Archiginnasio ne ha acquistato, presso lo studioso Renzo Grandi, una copia in gesso patinato, recante la firma dell'autore, per Casa Carducci.  Il poeta è qui ritratto negli anni della vecchiaia: molte rughe solcano la fronte e cerchiano gli occhi, la caratteristica chioma leonina è meno folta alle tempie. Indossa una camicia con bottoni nascosti sul petto e colletto "alla francese", un papillon, giacca chiusa a bottoni, di cui si vede solo il primo e soprabito aperto. Sono pezzi ricorrenti nell'abbigliamento carducciano e figurano anche nel busto che era presso la Sala Consigliare e in quello ora conservato all'Accademia di Belle Arti. Su un cartiglio sono riportati il nome e le date di nascita e morte, nel retro le figure allegoriche della poesia e della gloria. Un altro esemplare del busto è visibile nelle Collezioni di Genus Bononiae.